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Questa pagina raccoglie il resoconto dei viaggi in bicicletta dei soci di Totem e Tabù. Più che di turismo si tratta di una filosofia!

 


 LAPPONIA DESERTO DI CRISTALLO

“Lapponia deserto di cristallo” è stata sicuramente una delle avventure più avvincenti e impegnative nel corso dei nostri 14 anni di viaggi nelle terre artiche, oltre il Circolo Polare Artico.
Due mesi per 2000 km nelle lande deserte e ghiacciate della Lapponia Finlandese e Svedese.
Questi gli ingredienti dell’avventura che ci ha visto pedalare nei mesi di febbraio, marzo e aprile quando il sole è già presente ma le temperature rimangono costantemente sotto lo zero. (la media, durante la nostra permanenza è stata di –20 con punte di –36).
Anche se sono molti anni che facciamo questo tipo di viaggi di cui la maggior parte in luoghi freddi, l’emozione è sempre grande e si rinnova ogni volta.
Ogni ambiente in inverno, acquista un fascino tutto particolare che è visibile e percettibile solo in quel momento, poi quando avverrà il disgelo tutto scomparirà, come per magia.
I  cristalli di ghiaccio sospesi nella gelida atmosfera, il fiato che ghiaccia sugli indumenti, la soddisfazione di bere un bicchiere di liquido bollente nei momenti di pausa, il sentirsi infinitamente piccoli in questa natura sconfinata e deserta ma infinitamente grandi per la possibilità di coglierne i valori, l’incontro con i lapponi, un popolo fiero e orgoglioso ricco di storia e di tradizioni che ha saputo essere attento allo sviluppo turistico senza perdere la propria identità. Queste sono le emozioni che rimangono più care nel nostro animo.
L’incontro con Babbo Natale sia all’inizio sia alla fine del nostro viaggio è stato un momento indimenticabile.
Questo grande omaccione che incanta i bambini e che emoziona gli adulti è un simbolo per tutto il mondo, un simbolo di pace, e tutti sappiamo quanto c’è né sia bisogno.
La Lapponia, in inverno acquista un fascino tutto particolare. Il turismo estivo, che popola queste zone è lontano e gli abitanti sono più rilassati e genuini, vedendoci arrivare in bicicletta, con il carrellino al seguito si aprono, instaurando da subito un rapporto molto umano.
Per due giorni abbiamo potuto vivere con una famiglia lappone che abita nella loro casa all’interno di un bosco e che con gran pazienza ha risposto alle nostre numerose domande, illustrandoci le tradizioni, la storia e il significato di molti indumenti che sono abitualmente indossati, come le calzature di pelle di renna che ha caratteristiche d’alta termicità e comodità.
Le renne, gli animali che meglio di altri rappresentano la Lapponia, sono signorili, docili e riservati, in silenzio vivono nel verde dei boschi d’estate e nel candore della neve in inverno, non chiedono nulla e si donano totalmente all’uomo che da sempre ne utilizza ogni sua parte, quasi per onorarne tale grandezza e generosità.
Generalmente si pensa a quanto deve essere grande la tensione durante un avventura del genere; questo non è esatto, quando si sale sulla bicicletta e si parte tutta la tensione svanisce, è nella fase di preparazione che tutto deve essere curata con la massima attenzione.
I carrelli che ci siamo trainati per 2000 km, pesavano a pieno carico circa 80 kg ognuno, non poco se pensiamo che durante le salite ci si sente appesantire le gambe in modo incredibile mentre in discesa il carico spinge, facendo prendere velocità, il che non sarebbe male in condizioni normali, ma con le strade ghiacciate è molto pericoloso ed allora è tutto un consumare  pattini dei freni (n’abbiamo cambiato ben tre a testa!)
Il peso è giustificato dal fatto che essendo completamente autonomi avevamo tutto il necessario per la permanenza quali tenda, fornello a benzina (l’unico che funziona a climi rigidi), alimenti, sacco a pelo, pezzi di ricambio per la mountain bike, indumenti termici e di ricambio, nonché tutto il necessario per effettuare le riprese video professionali perché nell’occasione è stato girato un film documentario.
Il materiale deve essere selezionato in funzione del freddo estremo affinché un avventura non diventi una tragedia per causa di congelamenti o peggio ancora per ipotermia.
Le difficoltà maggiori sono legate alla lunga permanenza in quest’ambiente. Raccontando la “giornata tipo” forse più d’ogni altra cosa può rendere idea.
Sveglia alle 6.30, si accendeva il fornello a benzina per riscaldare la tenda e asciugare un po’ i sacchi a pelo. L’interno della tenda era ricoperto da uno strato di ghiaccio che con il calore del fornello si scioglieva e colava inesorabilmente sugli indumenti.
Il momento più tragico della giornata era quando si usciva dal sacco a pelo, momento in cui il freddo ti accoglie con un freddo abbraccio.
Poi si preparava la colazione, ricca, abbondante a base di cappuccino liofilizzato e muesli, cioccolato e formaggio, quindi uscendo dalla tenda si scoprivano le condizioni climatiche e la temperatura. Durante questo periodo nevica sovente, si tratta di una neve molto asciutta, farinosa e inconsistente.
Smontata la tenda bisogna ripulirla il più possibile da residui di neve e ghiaccio poiché potrebbe creare problemi alle cerniere delle chiusure.
Controllate le biciclette e i carrellini la partenza, che generalmente avveniva alle otto – 8.15 e si pedalava per tutto il giorno percorrendo una media di 50 53 km.
Le pause lungo il percorso erano fatte in base alle riprese video da effettuare e in base al percorso e alle salite. Durante le soste immenso piacere era dato dalla bevuta di una tazza di brodo caldo contenuto nel thermos, dalle barrette di cioccolato, e da piccoli pezzi di speck, poi si continuava a pedalare Verso le 16.30 s’iniziava a cercare il luogo adatto per sistemare la tenda, possibilmente in un posto dove non ci fosse troppa neve da scavare. Una volta  issata la “nostra casa” s’iniziava a far sciogliere la neve (5 LT il fabbisogno giornaliero), poi in tenda a cambiarci e consumare il pasto più importante della giornata, caldo ed abbondante, a base di pasta in brodo, formaggio, speck o carne in scatola, tonno, salame, cioccolato e dulcis in fundo un buon caffè per concludere degnamente il pasto
Per  il vestiario la classica concezione “ a cipolla” è quell’ideale, maglieria intima in Transtex, maglia in Polar e giacca in Goretex; per le gambe pantaloni lunghi da ciclista, pantaloni in Polar e/o pantaloni in Goretex; per le mani diversi tipi di guanti anche se sono state usate di solito moffole a due strati poiché mantengono maggiormente la temperatura, infine diversi tipi di cuffie e passamontagna. Per i piedi sono stati utilizzati dei Sorel modello Big Horn che si sono comportati abbastanza bene, peccando un po’ sulle temperature estremamente basse.
Le biciclette utilizzate erano di concezione “antica” ovvero con componentistica estremamente semplice ma funzionale al massimo, infatti non ci sono mai stati problemi, i cambi erano 28/38/48 X 13/14/15/18/21/24/28; le ruote, dotate di cerchi più larghi di quelli comunemente usati (costruiti in Alaska) si sono rilevati l’arma vincente per procedere sulla neve, essendo molto più galleggianti.
“Lapponia deserto di cristallo” ha rappresentato un altro passo importante nella nostra storia di “avventure artiche”.
Un sogno nel cassetto che si è avverato, ora vogliamo aprire altri cassetti e cercare, sicuramente troveremo un altro sogno da realizzare

Giovanni e Teresio Panzera
 


 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 

 

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