Namibia
Il vento freddo aveva spazzato via la nebbia a Walvis Bay . Questa città si trova sul mare, in Namibia, nel sud ovest del continente africano ; nel mese di luglio il clima è simile a quello della nostra Primavera. Il sole tramontava sul mare all’orizzonte: una sfera rosso fuoco si immergeva nelle onde gelide dell’Oceano Atlantico . Sul bordo del muretto su cui ero seduta una mantide religiosa, immobile, sembrava celebrare la sua preghiera al sole morente, mentre Livio posizionava la sua macchina fotografica per rendere immortale quell’attimo fuggente.
La notte ci sorprese a vagabondare lungo la spiaggia, sotto un cielo di stelle , a cercare di individuare La Croce del Sud e a programmare l’indomani: saremmo partiti per Sesriem, la località da cui si accede al Deserto del Namib.
La Namibia è un paese tedesco nell’Africa, il colonialismo ha cancellato popolazioni e culture, con durezza. Agli occhi del turista offre efficienza e organizzazione, perfino esagerate. I campeggi, i ristoranti, i negozi, le agenzie turistiche, i centri economici, così come le immense e ricche fattorie, sono saldamente in mano ai discendenti dei bianchi. L’apartheid è stato abolito nelle leggi ma permangono forti disparità sociali ed economiche: i 2/3 del territorio sono di proprietà della minoranza bianca che rappresenta circa il 10% della popolazione, al 90 % dei neri resta 1/3 del terre.
Percorriamo la bella strada asfaltata che dal mare ci porta verso l’interno. Ci alterniamo alla guida della Toyota Corolle che abbiamo preso in affitto, l’auto più economica. Chi può permettersi di avere la macchina, in questo paese, possiede potenti fuoristrada giapponesi; i neri chiedono passaggi ai bordi della strada sono pochi gli autobus di linea. Anche questo rende inusuale questo nostro viaggio: abbiamo sempre usato i trasporti pubblici , perché sono occasione di incontri e contatti con le popolazioni locali, in auto ci sentiamo isolati, ingabbiati.
Il paesaggio è arido, deserto, sempre più desolato.
Abbiamo due ruote di scorta, una riserva di acqua e di cibo, temiamo di trovarci
in panne in queste distese disabitate, dove non c’è villaggio e dove distanziati
di chilometri si leggono i cartelli che indicano una deviazione o una fattoria.
Le strade sembrano spegnersi all’orizzonte, diritte, attraversano spazi dove lo
sguardo si perde, i colori si mescolano, la terra traspira di ere lontane, di
sconvolgimenti violenti, di acqua e di fuoco, di rocce martoriate, sfaldate
,striate; montagne di pietre piccole e lastre grigie, montagnette detritiche,
dove il sole sembra aver bruciato la terra e la vita. Si staglia contro
l’azzurro del cielo un albero strano, il Kokerboot, un fusto secco, spoglio e
foglie grosse, spesse, disposte a ciuffo sulla sommità dei rami. Superiamo due
gole profonde: un paesaggio suggestivo : un passaggio stretto fra pareti a
picco, tortuoso, incassato; poi dall’alto vediamo nuovamente allargarsi la
pianura, in cui emergono, distanti, alte montagne rosate. Rari alberi
sopravvivono chissà come; frusciano le erbe secche, piegate dal vento
invernale; le colline di pietra diventano dune di sabbia e “camminano”.
Finalmente arriviamo ad un villaggio, vicino a Sesriem. Ci sistemiamo nel campo
di una fattoria; montiamo la tenda, sotto lo sguardo curioso di una gazzella che
pascola poco distante e che scappa saltando, appena mi avvicino un po’ di più.
Domani, entreremo finalmente nell’area protetta dell’oasi di Sossulvei , nel
cuore del deserto del Namib , uno dei deserti più antichi e aridi del mondo.
Le dune del Namib sono di sabbia dorata, color albicocca; la prima che incontriamo è la famosa duna 45 che si erge lungo la strada che ci porta al parcheggio. Le auto devono essere obbligatoriamente parcheggiate in questo spiazzo fra le dune, l’oasi può essere raggiunta con jeep che fanno da navetta e i cui proprietari si fanno salatamente pagare dai turisti. Noi decidiamo di andare a piedi. Camminiamo nel letto del fiume che forma l’oasi, tutto attorno sabbia e dune.
Il deserto è straordinariamente magico e sconvolgente, bello e puro, eterno e misterioso. Decidiamo di deviare e raggiungere la sommità di una duna da cui pensiamo potremo godere la vista del laghetto di acqua grigia e schiumosa che forma l’oasi. Saliamo mentre il vento solleva la sabbia che entra nei vestiti, negli occhi, nel naso, nella bocca:
la sabbia come l’acqua pervade, s’insinua, la troveremo per giorni nelle pieghe dei nostri abiti, nel fondo degli scarponi.
Dall’alto il paesaggio è imponente, maestoso, desolato, ostile, morbido e infido come la sabbia; qualcosa di inspiegabile mi prende l’anima e mi trascina a camminare sulla cresta delle dune che si inseguono e che non hanno fine: non c’è punto di arrivo, non c’è sommità che non sia collegata ad altra sommità in un prosieguo all’infinito, a perdita d’occhio verso le distese lontane che si uniscono al cielo terso. Contrasti di ombre e di colori, pieghe ondulate, giochi di vento e di sabbia, orme lasciate dai miei piedi subito cancellate. Il vagare in questo spazio diventa un viaggio in me stessa, un viaggio nella mia esistenza, tra le angosce e le speranza della mia vita, che non lascerà se non lievi tracce, come le mie orme sulla sabbia. I miei compagni, come me , sentono l’attrazione della solitudine e del mistero: camminiamo a distanza, ognuno con se stesso.
E’ mistero il ciuffo d’erba spuntato non si sa da dove che cresce , fragile e vigoroso ad un tempo. E’ mistero la vita che scopro poco sotto la superficie rovente della sabbia: dove la temperatura si abbassa riescono a vivere, protetti, piccoli ragni neri e bianchi, insetti velocissimi e i gechi dal corpo rosa e trasparente che si spostano saltellando, per evitare il contatto col terreno che scotta. La mia pelle è secca, come l’aria, come assetato è questo deserto di dune rosse, rosate, viola, grigie, arancio, ocra, giallo che stanno davanti a me. I miei occhi non sanno dove fermarsi, mi conquista l’immensità.
Quando decidiamo di tornare è tardi, e quando scendo
l’ultima duna dal versante più ripido , sprofondo nella sabbia e sento i piedi
bollire. Lasciamo questo luogo incantato che scompare sotto i raggi dell’ultimo
sole, che infiamma il cielo e le dune.
Non avevo mai camminato in un deserto…ora capisco che può suscitare una passione
profonda e assoluta.
Franca Formento
Titolo: Un giorno a spasso fra le dune .
Foto di Livio Parola (richiedere se necessarie)